DAZI USA: COSA CAMBIA PER L’AUTO

L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno raggiunto il tanto atteso accordo sui dazi doganali. L’intesa, già da molti definita come una resa o una capitolazione di Bruxelles ai ricatti commerciali e politici di Donald Trump, riguarda espressamente l’intera filiera automobilistica europea, che sarà sottoposta al pagamento di tariffe doganali del 15%, un livello inferiore al 25% introdotto e poi congelato dall’inquilino della Casa Bianca, ma decisamente superiore al 2,5% in vigore per decenni.

Trump ha salutato l’accordo in termini entusiastici (“Abbiamo raggiunto un risultato soddisfacente per entrambe le parti, è un accordo molto potente ed è il più grande di tutti”), mentre i toni di von der Leyen sono stati improntati a una maggior cautela: il presidente della commissione ha parlato di un “buon accordo”, raggiunto dopo “trattative difficili”, che “crea certezza in tempi incerti, e offre stabilità e prevedibilità ai cittadini e alle imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Anche diverse cancellerie europee hanno preferito guardare il bicchiere mezzo pieno: “Giudico positivo ci sia un accordo, ma non posso giudicare il merito se non conosco i dettagli”, è stato il commento a caldo del nostro presidente del consiglio Giorgia Meloni, mentre per il ministro francese per gli Affari europei, Benjamin Haddad, l’intesa “è squilibrata, ma garantirà una stabilità temporanea agli operatori economici minacciati dall’aumento dei dazi statunitensi”. Dello stesso avviso, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo il quale “è positivo che Ue e Usa siano riusciti a trovare un’intesa evitando un’escalation inutile nelle relazioni commerciali transatlantiche” che “avrebbe colpito duramente l’economia tedesca orientata all’export. Siamo riusciti a tutelare i nostri interessi fondamentali, anche se avrei auspicato maggiore flessibilità”, ha aggiunto Merz, sottolineando i nuovi dazi su un settore come quello automobilistico dove “la rapida riduzione delle tariffe è di massima importanza”.