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ALTEC – Aerospace Logistics Technology Engineering Company – è il centro di eccellenza italiano per la fornitura di servizi di ingegneria e logistica a supporto delle operazioni e dell’utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale (SSI) e dello sviluppo e realizzazione di missioni di esplorazione planetaria.

La sede centrale di ALTEC è a Torino. Una sua filiale si trova a Colonia, in Germania, con attività presso l’ Agenzia Spaziale Europea (ESA) e il Centro Aerospaziale Tedesco (DLR).

Ha uffici di collegamento anche presso la NASA.

In Altec si progettano, sviluppano e gestiscono centri di controllo missione per l’esplorazione planetaria robotica, centri di controllo missione per missioni di rientro e centri di elaborazione dati per missioni scientifiche.

Nell’ambito del programma ESA “EXOMARS”, ALTEC è responsabile della progettazione, dello sviluppo e della gestione del “Centro di controllo delle operazioni Rover” (ROCC). Il ROCC sarà il centro incaricato del monitoraggio e del controllo del sistema e delle operazioni scientifiche del Rover sulla superficie di Marte.

Il Rover Rosalind Franklin di Exomars è un robot innovativo capace di muoversi sulla superficie di Marte e scandagliarne il suolo con un trapano a punta di diamante capace di raccogliere campioni di terreno fino ad una profondità di due metri ed equipaggiato con uno spettrometro ad infrarossi miniaturizzato per l’osservazione delle pareti del foro.

Sempre nell’area dello sviluppo, gestione ed elaborazione dati (in particolare l’area Big Data) Altec partecipa a numerosi progetti dell’ESA fra i quali Gaia che ha l’obiettivo di mappare tridimensionalmente circa un miliardo di stelle ed Euclid, un’altra missione dell’ESA, che indaga su energia oscura e materia oscura basandosi su misurazioni precise dell’accelerazione dell’universo.

Altec è anche responsabile dei servizi di addestramento astronauti ISS dell’ESA.

Nell’ambito dell’Innovazione Altec partecipa anche a varie attività di ricerca su realtà virtuale e aumentata.

CRONACA DELLA VISITA  DEL 5 MARZO 2025

Le foto inserite sono state autorizzate ©ALTEC

Zaverio Lazzero , diventato recentemente socio di CAReGIVER , ci accompagna con la sua dettagliata descrizione all’interno dello stabilimento …

Mercoledì 5 sono stato invitato dall’associazione CAReGIVER a partecipare a una visita organizzata presso gli stabilimenti di ALTEC a Torino. All’evento era presente anche il nostro socio CDT Stefano Re Fiorentin, che con l’ing. Renzo Porro, Presidente dell’associazione, mi hanno accompagnato nella visita.
L’incontro ha permesso di scoprire le attività in ambito spaziale che l’azienda sta sviluppando per conto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con la NASA. La visita è stata guidata dall’ ing. Laura Ferrero (Head of Business Development and Sales), che con grande competenza, chiarezza ed empatia ha presentato i vari progetti in corso.
Il percorso è iniziato con l’osservazione del modellino della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), sospeso sopra i visitatori e affiancato da una riproduzione in scala di un astronauta in attività extraveicolare, che permette di apprezzarne le dimensioni e la struttura. Particolare attenzione è stata dedicata alla Cupola, il modulo con finestre orientata verso la Terra, che dal 2010 offre agli astronauti una straordinaria visuale sia del nostro pianeta che dello spazio circostante. Il modulo è stato lanciato l’8 febbraio 2010 con la missione STS-130, insieme al Nodo-3 Tranquility, e reso operativo il 17 febbraio, dopo le attività extraveicolari dell’equipaggio. 
In un altro edificio, abbiamo potuto osservare da vicino e accedere all’interno di una riproduzione del modulo Columbus dell’ESA. Qui, tra gli altri dettagli della vita a bordo, ci è stata mostrata una delle piccole cabine in cui gli astronauti possono dormire, garantendosi un minimo di privacy, un lusso non scontato negli spazi ristretti della ISS.
Un elemento particolarmente interessante, esposto accanto al modulo della Stazione, è un modello in legno e plexiglas risalente all’epoca in cui non esisteva ancora la modellazione 3D. Questo mockup di simulazione veniva utilizzato per verificare la possibilità di ospitare astronauti di ritorno da missioni di emergenza, persino in caso di rientro con un ferito a bordo.
Oltre alle attuali apparecchiature spaziali, è presente una vasta collezione di cimeli storici, dagli
strumenti di bordo ai dispositivi che hanno segnato l’evoluzione dell’esplorazione spaziale. Tra
questi, spicca il celebre “satellite al guinzaglio”, protagonista di numerosi test e difficoltà tecniche nel
corso della sua sperimentazione.
La visita è poi proseguita nel laboratorio “marziano”, dove vengono simulate le condizioni al suolo del pianeta rosso per testare le soluzioni tecnologiche adottate a bordo dei rover per l’esplorazione dello stesso. L’obiettivo è garantire il corretto funzionamento delle apparecchiature che esploreranno la superficie marziana e preleveranno campioni da due metri di profondità, al di sotto dello strato di terreno ormai reso inerte dalle radiazioni cosmiche. In quest’area, per motivi di riservatezza, non è stato possibile scattare fotografie, ma le informazioni disponibili in rete ne offrono una valida panoramica. Nello stesso laboratorio si sperimenta anche la comunicazione con i rover, tenendo conto del ritardo di circa 20 minuti dovuto alla distanza tra Marte e la Terra. Sebbene questi veicoli siano dotati di algoritmi di intelligenza artificiale per la navigazione autonoma, la supervisione umana resta ancora fondamentale.
A conclusione della visita, ci è stato mostrato il nuovo centro di collegamento con la Stazione Spaziale Internazionale, una control room di ultima generazione da cui i tecnici monitorano le attività degli astronauti a bordo della ISS e possono interagire con loro in tempo reale
Nella sessione di domande finali, non poteva mancare un grande classico: L’uomo è davvero andato sulla Luna? E perché non si è più tornati? La nostra guida ha risposto con calma e precisione, fornendo due informazioni particolarmente interessanti. La prima riguarda la regolite lunare, ovvero il materiale raccolto dalle missioni Apollo, la cui composizione è unica e diversa da qualsiasi altra sostanza presente sulla Terra. La regolite lunare si è formata in miliardi di anni di impatti con meteoriti e micrometeoriti, in assenza di atmosfera o fenomeni erosivi causati da acqua e vento. Al contrario, la regolite terrestre è il risultato dell’azione erosiva di agenti atmosferici e processi chimici, e contiene anche materia organica derivante dalla decomposizione di organismi viventi. La seconda risposta riguarda il gap temporale che è stato necessario per il ritorno sulla Luna: negli anni ’60 alcune criticità non erano ancora così accuratamente note, non ultimo l’effetto dell’attività solare. Le previsioni meteorologiche spaziali sono invece oggi fondamentali per garantire il ritorno dell’uomo sulla luna in massima sicurezza, mentre si procede allo sviluppo delle prossime missioni.