MARIO DRAGHI: L’EUROPA TRA CRISI, SCELTE ED INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Perché “Whatever it takes” vale ancora — ed è forse più attuale che mai

  • Nel 2012 “whatever it takes” significava salvare l’euro e la stabilità finanziaria dell’eurozona. Oggi, Draghi suggerisce un “whatever it takes” che riguarda la sopravvivenza strategica e industriale dell’Europa. Per lui, nulla è più garantito: non la crescita, non la sovranità, non la competitività.
  • L’appello è rivolto non ai mercati finanziari, ma ai governi, alle istituzioni europee, ai cittadini — chiedendo a ciascuno: cambiamo mentalità, facciamo riforme, investiamo insieme, agiamo con urgenza. È un invito all’ambizione collettiva.
  • Il “whatever it takes” moderno richiede unità europea, coraggio politico, visione a lungo termine. Non basta sopravvivere: l’Europa deve adattarsi a un mondo che non fa sconti.
SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE ALL’ARTICOLO IL SOCIO DI CAReGIVER “LUIGI PIANO” CHE HA RACCOLTO I TESTI DEI 3 EVENTI

Un’Europa spettatrice o protagonista? Meeting di Rimini, 22 agosto 2025

Draghi descrive un’Europa spettatrice nelle crisi globali, dove è svanita l’illusione che il solo peso economico garantisca potere geopolitico. Invita a difendere i valori fondativi cambiando l’architettura politica dell’Unione, per tornare protagonista e non rassegnarsi al declino.

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Rapporto sulla competitività. Bruxelles, 16 settembre 2025

A un anno dal Rapporto, Draghi avverte che il modello di crescita europeo sta “svanendo”, con dipendenze esterne crescenti, debito in aumento e investimenti insufficienti. Chiede più velocità, scala e azione congiunta su innovazione, decarbonizzazione e sicurezza economica, perché l’inazione minaccia anche la sovranità.

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Perché l’Europa deve investire sull’AI, Milano, 1 dicembre 2025

Draghi spiega che, in economie invecchiate e molto indebitate, solo la produttività e le nuove tecnologie possono sostenere crescita e welfare. L’Intelligenza Artificiale è una tecnologia diffusa in tempi record: se l’Europa non colma il divario con Stati Uniti e Cina, rischia stagnazione duratura e perdita di competitività.

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