Il contributo del socio Maurizio Maria Fiora , esplora le origini biologiche e cognitive della resistenza umana verso la transizione ecologica, suggerendo che l’ostilità al cambiamento non sia solo economica, ma radicata nell’evoluzione del cervello. L’autore spiega come la nostra mente sia programmata per il risparmio energetico e la prevedibilità, preferendo abitudini consolidate a nuove tecnologie come i veicoli elettrici. Attraverso concetti come l’avversione alla perdita, viene evidenziato come il cervello percepisca i costi immediati del cambiamento in modo molto più intenso rispetto ai benefici ambientali futuri. Questa inerzia deriva dal dominio delle strutture cerebrali antiche sulla corteccia prefrontale, sede del pensiero logico, rendendo difficile contrastare millenni di istinto conservativo. In conclusione, l’articolo suggerisce che per favorire la sostenibilità sia necessario superare i toni apocalittici e le narrazioni ideologiche, che rischiano di innescare meccanismi psicologici di rifiuto